50 Anni di Barcode: l’importanza del codice a barre nella nostra vita

Quest'anno il barcode, o codice a barre, compie ben 50 anni. Il motivo zebrato entrato ormai nella nostra quotidianità si dimostra essere un elemento essenziale per rendere la tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti davvero più semplice.
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Chi non ha mai visto un codice a barre? Il barcode, per dirla all’inglese, è oramai parte integrante delle nostre vite. Lo vediamo su qualsiasi prodotto che acquistiamo, con tutte quelle lineette e numeri che spesso fatichiamo a comprenderne il significato.

Nonostante l’abitudine nel vedere questo codice piuttosto quotidianamente, il barcode non ha nemmeno un secolo di vita e nasce, come ogni cosa, da una precisa esigenza: ridurre le lunghe code di clienti alle casse. A tal proposito, dopo la Seconda Guerra Mondiale arrivò il boom economico e il conseguente aumento di consumatori che popolavano supermercati e negozi.

Furono proprio le necessità di ridurre al minimo l’errore umano, di automatizzare il processo di acquisizione delle informazioni dei prodotti e di gestire tutti questi nuovi clienti la molla che spinse a cercare una soluzione a queste nuove problematiche che si stavano definendo.

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Un po’ di storia

Il merito della creazione del codice barre è di George J. Laurer, ingegnere IBM, che negli anni ’40 creò il Codice di Prodotto Uniforme (UPC, che sta per Uniform Product Code), ovvero quello che oggi è definito come GS1 Global Trade Item Numbers (GTIN) e che noi chiamiamo codice a barre.

Il codice a barre così come lo conosciamo ha però fatto il suo debutto solamente nel 1974, quando Marsh’s Supermarket, un negozio di alimentari situato nell’Ohio, negli Stati Uniti, ha deciso di installare il primissimo lettore UPC al fine di ridurre i tempi di attesa dei clienti alle casse.

In quel modo, il negozio garantiva una migliore esperienza d’acquisto e ottimizzava la produttività degli operatori. Inoltre, migliorando flessibilità, efficienza e garantendo più praticità, ha potuto far entrare e uscire i clienti più rapidamente. Un segno indelebile che ha rivoluzionato totalmente il modo di fare acquisti e non solo.

Dal codice a barre al QR Code

Il codice a barre in soli 50 anni di vita è riuscito anche a evolversi (e continua a farlo) in un altro codice che, specialmente durante e dopo la pandemia, abbiamo tutti conosciuto in maniera più diretta: stiamo parlando del QR Code.

Questo codice, che è diventato sempre più comune anche in ristoranti e bar per poter accedere al menu (in modo da evitare il contatto e ridurre al minimo il contagio di Covid-19) o per leggere i tanti discussi Green Pass, non è altro che un codice a barre in 2D, il quale contiene i codici in quadratini, anziché in linee unidimensionali come i soliti barcode (definiti come codici 1D).

Con il termine QR si intende quick response, ovvero risposta rapida, proprio in virtù del fatto che questo tipo di codice è stato sviluppato e pensato per consentire una codifica molto rapida del suo contenuto. Ciò ha consentito di adottarlo in tantissime nuove modalità che hanno agevolato diversi processi macchinosi.

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La tecnologia RFID e l’utilizzo industriale dei barcode

Passando all’utilizzo industriale, le aziende hanno iniziato ad adottare anche codici a barre 3D, ovvero codici contenenti ancora più informazioni e dettagli e che spesso vengono inseriti nei macchinari. In questo modo, è possibile rimanere aggiornati in caso di anomalie o guasti semplicemente scannerizzando il codice.

Ed è proprio legato all’utilizzo industriale dei codici a barre che è stata sviluppata la tecnologia RFID (Radio Frequency Identification), la quale consente la lettura senza contatto e in tempo reale, garantendo il tracciamento rapido di oggetti in movimento. Infatti, l’identificazione e la verifica avvengono in 1/10 di secondo, un velocità enorme che accelera significativamente il processo di raccolta dati.

Così facendo, si è semplificato enormemente il processo di tracciamento e gestione dei propri asset aziendali, che sia l’effettuare l’inventario di magazzino o il rintracciamento di un lotto difettoso. Settori come la vendita al dettaglio, i trasporti, la logistica ne hanno beneficiato moltissimo, ma non solo questi.

Il settore della sanità, per esempio, utilizza quotidianamente codici a barre per associare pazienti alle cartelle cliniche, ai farmaci o ai trattamenti che devono seguire. Attraverso questa modalità vengono ridotti drasticamente gli errori e si garantiscono cure efficaci alle persone. Se si pensa che tutto è iniziato per velocizzare la fila alle casse del supermercato, il risultato raggiunto è davvero sorprendente.

Sfruttare i codici a barre utilizzando gli strumenti giusti

I codici a barre sono uno strumento giovane e che continuerà a progredire nel corso della loro vita. Come detto, in ambito industriale hanno assunto un ruolo importantissimo, ma per sfruttarli al meglio è necessario affidarsi agli strumenti giusti.

Una piattaforma come TDox ti garantisce di leggere codici a barre e QR Code (dato che puoi utilizzare il software da dispositivo mobile e sfruttare la relativa fotocamera) e inserire a sistema in maniera automatica le informazioni relative a quel determinato asset.

Cosa intendiamo con asset? Qualsiasi elemento si voglia tracciare, in particolar modo quelli che non sono a uso “esclusivo”, come:

  • Veicoli;
  • Camion;
  • Rimorchi;
  • Furgoni;
  • Macchinari;
  • Componentistica;
  • Apparecchiature mobili;
  • Dispositivi come smartphone, tablet o palmari;
  • Hardware d’ufficio e così via.

Per conoscere qualche esempio pratico, ti invitiamo a leggere l’articolo Come digitalizzare la posta – Sailpost si affida a TDox, dove la lettura di codici a barre viene applicata al settore postale.

In alternativa, puoi leggere Il digitale cambia la logistica – Essebi sfrutta TDox, nel quale viene raccontato l’utilizzo di TDox per scansionare codici relativi ai pallets.

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